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Drakengard - Recensione di Akio #99 (PS2 - 2003)

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La mia prolungata assenza dal blog di Akio's World non è una pura casualità.
Subito dopo aver finito Spectrobes Origins, ho avuto la grande fortuna di recuperare a prezzi davvero esigui ben 2 giochi per Playstation 2: il primo è proprio questo, mentre il secondo è ".Hack//Infection".
Non starò qui a dirvi i prezzi o a consigliarvi inserzionisti fortuiti, ma anzi, cercherò con tutto me stesso di domare questa enorme bestia di nome Drakengard racchiusa in un solo DVD.
Per chi conosce Yoko Taro, questo è l'inizio di tutto. È l'origine di due serie di nicchia, di cui una è diventata di discreto successo. 


Prima del "famoso" "NieR:Automata" c'era proprio questo: Drakengard.
Sinossi
La storia di Drakengard non è inizialmente delle più geniali: c'è un mondo in guerra, in cui due fazioni, Impero e Confederati, combattono senza sosta e senza reali ragioni. L'Impero vuole conquistare tutto e tutti, e per farlo ha bisogno di distruggere tutto ciò c…

Kingdom Hearts 3 - Recensione di Akio #97 (PS4 - 2019)

kingdom hearts

Kingdom Hearts è una serie anziana, ormai. son passati ben 17 anni dal 2002, anno di uscita del primo capitolo della storia, e ne abbiamo viste di cotte e di crude. Un sacco di acqua è passata sotto i ponti di Disney e Square, e un sacco di giochi sono passati tra le mani dei videogiocatori più interessati e accaniti, che nell'attesa di questa vera e propria chimera di gioco, hanno aspettato, e aspettato, e aspettato ancora. Finché... Eccolo qui. Kingdom Hearts 3. Il seguito che non speravamo più uscisse. 




Sinossi

Spiegare la storia di Kingdom Hearts a chi non lo conosce è a dir poco impossibile, date le numerosissime situazioni che sono state ricamate in una storia lunga letteralmente migliaia di anni. Certo, la storia principale si attua nel giro di una decina di anni, piuttosto che nelle migliaia, ma questo Kingdom Hearts in particolare non si risparmia assolutamente, e prende tutto il possibile dai precedenti titoli per far quadrare l'enorme teorema partito dalla testa di Nomura tanti anni fa. 
Quindi, eccoci qui, subito dopo la fine di Kingdom Hearts 3D, proprio nella stessa scena che vediamo appena finisce 0.2. Sora si ritrova nella torre di Yen Sid, e gli vengono assegnati i primi lavori da fare. Il compito di Sora in questa storia è quello di recuperare i poteri persi in Dream Drop Distance, oltre che scoprire il potere sopito dei detentori dei Keyblade, chiamato "del risveglio". Eviteremo spoiler, ma per voi che siete già masticati con la storia sarà facile dedurre di chi o che cosa. 
Ciò che noteremo fin da subito è che stavolta il ritmo del gioco è molto più pacato, e anzi, seguiremo Sora con molta più calma.
Non ci sono più mondi da salvare o serrature da chiudere: l'avventura di Sora, Paperino e Pippo è più intima, e sviluppa con molta intelligenza un rapporto tra i tre che negli anni è andato perduto a causa dei numerosissimi titoli senza i fidi compagni del protagonista.
Paperino e Pippo sono stati scelti come accompagnatori di Sora non solo perché sono mascottes Disney (cioè, in realtà si), ma anche perché sono essenziali per far crescere il ragazzo, senza fretta e con cura.
Quindi, le istanze in cui vedremo i tre interagire saranno molte di più, e saranno così ben riuscite da rasentare la qualità di un cartone animato: i personaggi, siano essi di Kingdom Hearts che dei mondi in cui i protagonisti si imbattono, sono vivi e tridimensionali, e non si limitano all'interazione con il trio, ma anzi, spesso hanno battibecchi accesi con i cattivoni che si trovano lì a spiarli. 
La sceneggiatura di questo Kingdom Hearts è senz'altro di ottima qualità, dunque: non ci sono veri e propri momenti morti, ma anzi, solo poche situazioni disparate vedono un reale distacco tra i personaggi del mondo e il trio di protagonisti. 
Durante tutto ciò, in aggiunta, sapremo spesso cosa faranno gli altri personaggi fuori dall'occhio vigile della telecamera dedicata a Sora, e in rari casi potremo prendere il controllo dei suddetti, ma solo per battaglie specifiche, e solo per pochi minuti. Resta comunque un'ottima aggiunta che personalmente avrei preferito provare in modo più approfondito.
Ma torniamo a noi: nonostante la storia di Kingdom Hearts 3 sia molto più intima e prenda spunto da tutti i giochi precedenti, resta comunque la conclusione giusta per una serie decennale, senza però disdegnare qualche sbocco eventuale per futuri giochi, che ormai è di tradizione. L'unico difetto che possiamo segnalare è quello di un climax non proprio riuscito, a causa di un ritmo un po' altalenante (soprattutto confrontando i mondi Disney con l'epilogo) e uno story telling non sempre chiarissimo, ma che resta sempre sensato nel contesto della trama generale. Gran parte dei pezzi della trama, comunque, sono finalmente chiusi, e potremo dormire sonni tranquilli. Per ora.


Gameplay

La stella di questo gioco, però, è il gameplay, che resta davvero molto simile allo 0.2, differenziandosi abbastanza grazie ad un'infusione molto intelligente del gameplay del secondo capitolo. Questo Kingdom Hearts è estremamente interattivo e divertente da vedere e giocare, ma c'è un ma: nonostante l'estrema varietà di azioni possibili in combattimento (più avanti ne parleremo meglio), resta un'aura di ripetitività un po' fastidiosa, che pian piano, però, va scemando. 

Saranno i 13 Keyblade sbloccabili, le tantissime magie utilizzabili, il combat system che strizza l'occhio a Kingdom Hearts 2 o l'aggiunta delle "fusioni Keyblade" tramite la semplice pressione del tasto triangolo, ma a me questo gameplay piace da morire.
Tutto questo è merito, primo e tra tutti, di un ottimo sistema che non rende alcun Keyblade obsoleto. Vi ricordate quando nei precedenti giochi, una volta finito un mondo, eravate già pronti a cambiare Keyblade per sostituirlo con uno più potente? Ebbene, dimenticatevi tutto ciò! Sora potrà equipaggiare ben 3 Keyblade contemporaneamente, switchabili con i tasti freccia, e ognuno di questi avrà accesso a ben 10 livelli di upgrade tramite i Moguri e una o due fusioni specifiche, dipendentemente dal tipo di Keyblade che staremo usando. È vero, sono solo 13, ma ognuno ha le proprie statistiche e le proprie fusioni, che ricadono in 7 forme diverse: Seconda, Guardiana, Elementale, Impatto, Blitz, Furore e Ultima. La seconda fusione è (scusate il gioco di parole) la prima a cui avremo accesso, tramite la catena regale. Attaccando abbastanza col Keyblade caricheremo una barra (visibile come 3 freccette indirizzate verso destra), che una volta caricata trasformerà i vestiti di Sora nella palette di colori di Kingdom Hearts 2, e un po' come la fusione Limite, darà accesso a una grandissima pletora di abilità che il ragazzo era capace di utilizzare tempo addietro. E, per risparmiarvi la fatica, funziona così per tutti i Keyblade, chi più chi meno: dipende dai casi specifici. Ci sono i Keyblade in grado di trasformarsi in scudi, altri in martelli, altri ancora in trivelle o lance, e tutti cambieranno i vestiti e le abilità uniche di Sora in modo estremamente peculiare! Insomma, questo aspetto del combat system si adatta ottimamente a ogni tipo di playstyle, e non limita assolutamente il gameplay.
In aggiunta a tutto questo, i compagni del Party (stavolta quelli dei mondi Disney sono aggiunti assieme a Paperino e Pippo contemporaneamente) potranno talvolta fare un attacco combinato con Sora, visibile sempre sulla sinistra, che può far partire un comando rapido in grado di fare danni immediati (come ad esempio Paperino Fantasia/Meteora o Pippo distruzione) oppure una sorta di "Limite", che un po' come in Kingdom Hearts 2 fa danni piuttosto importanti, ma non toglie mai il controllo dal giocatore, che in qualsiasi momento può finire l'azione con Triangolo. 
Poi ci sono le attrazioni, la pecora nera del combat system di questo gioco. No, non fraintendetemi! Non sono assolutamente inutili, anzi! sono piuttosto efficaci, e all'inizio del gioco risulteranno molto comode, soprattutto per i danni che fanno, ma non vi negherò che dopo la decima volta che vedremo Sora saltare su una barca o su delle tazze il tutto sembrerà un po' forzato e fatto giusto per la voglia di creare qualcosa di appariscente e fin troppo pieno di luci.
Per finire ci sono i Legami, che funzionano un po' come le Invocazioni, ma stavolta consumano esclusivamente l'intera barra di MP, a differenza dei vecchi Limiti, che usavano gli MP rimasti nella barra. 
Come avrete notato, tra il sistema di "Shotlock" di "Birth By Sleep" e tutto questo ben di dio c'è davvero da perderci la testa, soprattutto grazie al bel lavoro di micro-managing che può essere fatto sull'ordine di abilità da utilizzare in concomitanza con magie e quant'altro, ma, ecco... Come mai allora prima ho detto che il gameplay era ripetitivo?
Non tanto perché sia un gioco brutto, anzi: è solo che il 90% delle azioni che faremo compiranno spesso fin troppi danni e il gioco risulterà davvero semplice, anche a difficoltà esperto. Questo, in concomitanza col fatto che Sora è effettivamente troppo forte anche con le sue statistiche di base, e col fatto che sarà facilissimo salire di livello e aumentare ulteriormente le sue statistiche tramite i tantissimi oggetti che troveremo sul nostro cammino, tenderà ad annoiarci dopo le prime 10 ore di gioco, per poi riprendersi se vorrete tentare il completismo (ne parleremo dopo).

Ebbene, completisti e non, ricordatevi sempre che questo è Kingdom Hearts, e come in ogni capitolo della storia che si rispetti ci sono sempre tantissimi mondi Disney! 
Beh, non proprio tantissimi: alla fin fine sono solo 8 (13 se contiamo anche quelli non Disney), e un po' tutti seguono le storie dei film Pixar, proprio per colmare quelle mancanze che tanto erano state segnalate nei capitoli precedenti. 
Gli unici due mondi spuri, stavolta, sono Hercules e Winnie the Pooh, mentre tutti gli altri ricalcheranno i successi della compagnia californiana in modo più che ottimo. Però non voglio prendervi in giro: non tutti i mondi sono usciti bene, anzi. Il level design nel complesso è molto solido, e si mantiene, in modo inedito per la serie, nell'Open World e Free Roaming. Ci sono pochissimi caricamenti tra le mappe, e quelli indispensabili vengono usati solo per zone drammaticamente diverse dalle precedenti. Il Free Roaming, però, non salva per niente mondi come Arendelle o Winnie the Pooh, che risultano i peggiori mai strutturati nella serie. Non tanto per il level design (Winnie the Pooh è letteralmente un corridoio), ma più che altro nella varietà e in quello che si fa all'atto pratico in ogni mondo. 
E parlando di Level Design, purtroppo alcuni mondi sono stati ritagliati malamente, come ad esempio Crepuscopoli, che purtroppo è meno della metà di com'era effettivamente in origine. La verticalità di tutti i mondi, comunque, resta sempre una più che gradita aggiunta alla componente esplorativa, che in questo titolo è più approfondita che mai.
Alcuni mondi sfruttano il solito approccio a cui siamo abituati, quello cioè di rifare il film originale da zero, con l'aggiunta di Sora, Paperino e Pippo; altri mondi, invece, sfruttano la fantastica idea di espandere l'universo prendendo per scontato che il giocatore sappia le sue regole, o male che vada, le impari man mano che va avanti nella storia. Certo, non sempre questo funziona (il mondo dei Caraibi è un esempio), ma in altre istanze come Toy Story, Monsters Inc. ed Hercules viene sfruttato al meglio, e i mondi pesano molto meno. Anche perché, come sempre, ogni mondo non ha molto da dire al riguardo della storia effettiva della serie. 

Come in ogni Kingdom Hearts che si rispetti viaggeremo da un mondo ad un altro tramite la Gummiship, stavolta in maniera molto diversa: inizialmente sarà confusionario, non lo nego, ma il gioco ci insegnerà rapidamente come tutto sia tranquillamente skippabile (alcune boss fight a parte). La Gummiship si troverà fin da subito in un enorme universo, in cui sarà possibile viaggiare e imbattersi in nemici, che una volta ingaggiati ci manderanno in zone franche che, nello stile dei precedenti giochi, richiederanno l'eliminazione di un tot di nemici o di resistere per tot minuti. Al termine della schermaglia verremo premiati con un voto da E ad A, dipendentemente da quanti nemici avremo sconfitto e quanto ci saremo fatti colpire. 

Altre ottime aggiunte sono quelle dell'elaborazione (molto simile a quella dei precedenti Kingdom Hearts) e della cucina, situata in Crepuscopoli. Sarà possibile trovare nei vari mondi degli ingredienti, che un po' come nel crafting, andranno usati per creare nuovi piatti da mangiare per aumentare temporaneamente le statistiche del party. Non è una feature che ho utilizzato personalmente, ma ho dovuto completarla comunque per il platino.

Insomma, Kingdom Hearts 3 ha i suoi problemi, ma resta comunque un gioco estremamente divertente, e questo alla fine è ciò che importa davvero. Farete subito l'abitudine con tante piccole meccaniche che inizialmente sembreranno strane, ma nel corso del tempo si riscopriranno come ottime aggiunte per una profondità di gameplay ben studiata e certosina, che vi invito personalmente a scoprire facendo attenzione a ciò che succederà attorno a voi combattendo o continuando nella storia.


Tecnicismi

Togliamo di mezzo ogni dubbio: l'Unreal Engine viene utilizzato in modo fantastico. Vi ricordate quando, guardando i video in CGI all'inizio o alla fine di Kingdom Hearts, sognavate un giorno di voler giocare un gioco con quella grafica? Ecco, quel desiderio adesso è realtà, ed è tutto così tanto ben fatto che anche con tutti i dettagli al massimo (si può decidere se avere un frame rate più stabile dalle opzioni o meno) resta il tutto sui 55-59 FPS, piuttosto ballerini in momenti più concitati (PS4 FAT). Graficamente quindi, è semplicemente sublime, ma l'audio?
Beh, è presto detto: tanto per incominciare tantissime soundtracks sono tornate dai precedenti giochi, spesso ri-arrangiate per dare un nuovo sapore al mondo in cui ci troviamo. Altre nuove soundtrack sono ottime aggiunte, e non sono mai troppo invadenti, nel tipico stile di Yoko Shimomura.
Spezziamo anche una lancia a favore di "Face My Fears", che non è di certo la migliore canzone iniziale per un Kingdom Hearts, ma è in grado di crescere nel giocatore con costanza, soprattutto giocando. L'idea di fare due opening, poi, è piuttosto intelligente: differenzia ciò che è stato da ciò che sarà, mettendo una linea evidente tra ieri e oggi.
Infine, sempre per quanto riguarda il comparto audio, quasi tutti i doppiatori sono gli originali, eccezion fatta per quelli più costosi, come Johnny Depp o Tom Hanks, che vengono sostituiti da eccellenti controparti in grado di emulare quasi perfettamente tono e timbro dei personaggi che devono impersonare. Sempre riguardo al doppiaggio, ho notato con piacere come tantissime linee di dialogo risultino più "attaccate" ai personaggi che parlano: merito del dettaglio grafico che, misto all'esperienza dei doppiatori e a un probabile doppiaggio su lingua giapponese con cutscenes già composte, offre un risultato estremamente eccellente. 
E in tutto ciò rientra anche la cura nel dettaglio, che vedrà spesso gli NPC dei vari mondi cittadini interagire tra loro (rendendo i mondi virtualmente più "vivi") e farà parlare e interagire Pippo e Paperino con Sora in momenti random del gameplay. 


Completismo

Ed eccoci qui, nella sezione completismo. Sono passate ben 55 ore e 5 minuti, e posso dirlo con tranquillità: non mi sono assolutamente pesate. Certo, i trofei da collezionare sono tantissimi, ma basterà una sola partita ben piazzata per arraffare il tanto agognato platino.
Non è necessario il 100% assoluto, anzi: basterà un 70% nelle gummiship (oltre il 100% del Gummifono) per completare le richieste. Il New Game + in questo momento non esiste (o perlomeno, non ancora), così come non esiste la modalità critica o trofei dedicati alle difficoltà, ecco perché questo è uno dei platini più semplici da recuperare.
All'attivo è stato quasi tutto divertente, soprattutto le sezioni in Gummiship (che avrei voluto continuare volentieri). Le parti peggiori sono quelle riguardanti la cucina (per cui vi consiglio spassionatamente di salvare poco prima di sperimentare i minigiochi, onde evitare partite inutili ai minigiochi di Winnie the Pooh), mentre il resto è davvero divertente. Quindi, ammesso che il gameplay alla base vi sia piaciuto, questo è uno dei Platini più divertenti e longevi da collezionare. Il gioco vi saprà tenere incollati allo schermo nel 90% dei casi.


Finale


Quindi, ora tiriamo fuori questi benedetti pareri finali: cosa penso di Kingdom Hearts 3? 
È stato un gioco lungo da metabolizzare, soprattutto a causa del finale un po' fumoso, ma nonostante tutto mi ha saputo divertire in modi che non mi aspettavo, e sorprendentemente in quasi tutti i suoi aspetti. Per questo motivo non posso dire che Kingdom Hearts 3 sia brutto, ma... Cazzo, 13 anni sono fin troppi. Non ignoriamo l'attesa che abbiamo dovuto sopportare per avere finalmente questo titolo tra le mani. 
Detto questo: Kingdom Hearts è un più che ottimo gioco con una componente completistica perfettamente calibrata e una durata giusta per l'epilogo (o quasi) della serie per come la conosciamo. Certo, è a tratti ripetitivo, ma quale Kingdom Hearts non lo è? Non ignoriamo tutto il bene che riesce a fare e diamo a Cesare ciò che è di Cesare.
Questo Kingdom Hearts VALE LA PENA DI ESSERE GIOCATO. 
Soprattutto per i fan di lunga data. E vaffanculo all'odio recondito di tredici anni.

Prima di andare... Sei interessato a recuperare la serie di Kingdom Hearts spendendo il meno possibile? Dai un'occhiata a queste inserzioni!

                                                  


Il mio stream! Parte 1 di 15

La opening del gioco

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