martedì 21 febbraio 2017

RECENSIONE SERIE TV: BoJack Horseman (Netflix)


Ci sono volte, nella vita, in cui non sempre tutto va bene: spesso ci ritroviamo ad accontentarci, o a fare le scelte sbagliate a causa di mancanza di osservazione o semplicemente per disattenzione. Sono problemi umani che riguardano tutti, e figurarsi come sia difficile per chi, di umano, lo è a metà. E l'altra è cavallo. Circa.

La Trama
Incontriamo BoJack Horseman, uomo cavallo rimasto bloccato negli anni 90 grazie alla sua carriera d'attore in una sitcom chiamata Horsin' Around, che ai tempi ha appassionato in tantissimi, grandi e piccini. Sono passati molti anni, e l'attore, nonostante abbia un botto di soldi, vive costantemente nei problemi. Insieme a lui c'è Todd, uno strano ragazzo che si è ritrovato un giorno a casa sua dopo una festa e non se n'è piùandato; Princess Carolyn, la sua manager con cui sembra avere una tresca, e infine Mr Peanutbutter, un labrador che ha fatto una sitcom simile a Horsin' Around, e che BoJack detesta. Non scenderò troppo mei dettagli, visto che in 3 stagioni le cos che succedono sono tantissime e svariate, ma la caratteristica principale di questa serie (ed inoltre punto di forza) sta nell'interazione tra i personaggi : BoJack è costantemente in conflitto con sé stesso, e il mondo attorno a lui continua a ruotare cercando di portarselo appresso. Tutti i personaggi sono così buoni con lui, talmente tanto che è impossibile non affezionarsi neanche ad uno di loro. Seppur la prima impressione sia tutto, i personaggi di BoJack Horseman riescono a convincere fino in fondo grazie ad una spaventosa caratterizzazione, che scende nel dettaglio e non lascia spazio ai buchi di trama. Ogni personaggio ha il proprio perché, e anche i secondari e arcinemesi hanno in qualche modo un loro micro-arco, raccontato in modo esemplare nel corso degli episodi, che si diramano tra le esperienze di BoJack e quelle degli altri personaggi, che nonostante la natura autoconclusiva del titolo, si intrecciano splendidamente anche in secondi momenti della storia, molto più avanti rispetto a quando si sono verificate.

Comparto Tecnico
Dal punto di vista tecnico, BoJack non punta su contenuti belli da vedere, ma belli da vivere: i disegni sono belli, semplici, quasi stilizzati e animati all'indispensabile, con linee di contorno marcate e nere, e colori non troppo accesi, ma ingrado di far riconoscere immediatamente i personaggi su schermo anche da lontano. L'animazione sembra effettivamente fatta in flash, e sembra essere utilizzata molto spesso anche in altre produzioni (come Rick e Morty). Perla del prodotto è la musica, che si mantiene su tracce elettroniche, sassofono e pianoforte guidano spesso le tracce ispirate che accompagnano i momenti più belli. Infine, una enorme nota di merito va al doppiaggio: nomi grossi come Aaron Paul fanno capolino tra i doppiatori, e le voci si prestano estremamente bene ai personaggi rappresentati su schermo, soprattutto BoJack e Mr Peanutbutter, che hanno quelle tipiche voci da attori impostate, ma sono inserite in un contesto non professionale, rendendole stranamente atipiche ma mai fuori luogo.

Commento finale
BoJack Horseman è un originale Netflix coi fiocchi, uno di quei titoli per cui vale la pena pagare il servizio mensile: è una storia umana (che ancora continua, siamo alla terza stagione), triste e divertente quanto basta, che non fallisce a far vedere quelle parti dell'animo umano che a volte abbiamo paura di mostrare per non fare del male agli altri. Da vedere assolutamente.



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