RECENSIONE FILM: Into the Woods



La Disney è una delle compagnie multimilionarie più grandi del mondo: è conosciuta in lungo e in largo per tante famosissime opere originali e non, e poi ci sono le cose strane. Cose che non sai neanche perché esistono, ma sono lì perché devono esserlo, ed essendoci, devono essere semplicemente viste ed accettate per ciò che sono. Oggi guardiamo con attenzione il film-musical-filmdacicloaltatensione “Into The Woods”.

Premessa
Si, questa recensione ha una premessa. Avevo tutte le migliori intenzioni per questo film, e l’ho comprato in edicola in un impeto d’amore per la mia ragazza, pensando “mah, stasera filmettino, lo guardiamo belli belli nel pail, stiamo tutti vicini vicini e tranquilli”. E poi

La storia
Into the Woods rappresenta più favole mischiate in una: partiamo con ordine, parlando della prima storia, quella dei due fornai, marito e moglie, su cui per qualche scherzo del destino si è abbattuta la sventura di una orribile maledizione da parte di una strega, che ha reso la donna sterile e l’uomo distante dal padre a causa di un furto fatto da quest’ultimo tempo addietro. A seguito vi sono la storia di Cappuccetto Rosso, di Cenerentola, di Raperonzolo e di Jack (quello del fagiolo magico). Per spezzare la maledizione dei due fornai, questi hanno bisogno di recuperare una cosa da ogni “rappresentante” della propria storia, e a dire la verità l’inizio è molto convincente. I personaggi sono ben delineati, rappresentano bene la loro controparte fantastica e si legano in modo preciso alla canzone e alla strofa che cantano e ripetono. I problemi cominciano a verificarsi da circa metà film, in cui non si sa perché, non si sa come, non si sa cosa si fosse fumato il regista, tutti cominciano a fare cose a caso e non vi sono assolute spiegazioni. Non vi sono vere interazioni tra i personaggi, non c’è comunicazione, tutto è attraverso lo specchio di un musical talmente forzato da essere davvero inutile sulle note finali. Insomma, se la parte “musical” fosse stata solo l’incipit della storia e si fosse fermato lì, sarebbe stata la storia perfetta, ma questo “After Story” che diluisce inutilmente 45 minuti di storia è sgradito e mal fatto, usato solamente per lanciare palle curve senza senso che lasciano solo interrogativi non risposti, che non staremo qui ad elencare se no facciamo seriamente notte.

Comparto tecnico
Partiamo dal fatto che per essere un film del 2014, si regge abbastanza bene. E dico abbastanza perché Alice in Wonderland nel 2010 fa una figura migliore, e la sceneggiatura/coreografia da teatro cerca di smorzare la mancanza di fondi, ma quasi inutilmente. I costumi sono ben fatti, sono originali e ben legati ad ogni personaggio. Le canzoni… Le canzoni. Sono lì perché devono esserci, e per carità, all’inizio sono orecchiabili, ma verso la fine non nascondo di aver guardato sbigottito lo schermo chiedendo solo “perché” tante cose stessero accadendo senza un cenno di minima coerenza con qualsiasi cosa.

Commento finale
Insomma, Into the Woods è potenziale sprecato, tantissimo potenziale sprecato. Parte con le migliori intenzioni, con tanti bei personaggi interpretati da tanti begli attori e attrici (ah, dimenticavo, ogni attore è definito con solo il nome, ma gli autori si sono ben ricordati di distinguere Johnny Depp dagli altri come “As the Wolf” o “E’ IL LUPO”, perché sapete, NON SI ERA CAPITO CHE GLI HANNO SQUARCIATO LA PANCIA ED E’ USCITA CAPPUCCETTO ROSSO DA DENTRO-ehm), ma ciò che manca da metà film in poi è la coerenza. Coerenza con ciò che c’è intorno, con l’ambiente, con sé stessi, con tutto! Il film decide semplicemente un giorno di fare così e fa così fino alla fine, personaggi muoiono a caso, persone fanno cose a caso e tutti vissero felici e contenti.


Se non si era capito, non guardate sto film. Guardatevi Chicago o Burlesque, fanno un lavoro molto migliore a divertire sfruttando la formula del Musical. 


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