venerdì 14 settembre 2012

RECENSIONE MANGA: Gekka Bijin


Gekka Bijin è una serie manga importata in Italia grazia a Planet Manga nel 2011, di genere avventura, formata da 5 Tankobon.

La trama
Siamo in un futuro lontano: sulla luna iniziano ad abitare gli uomini, e di conseguenza prendono forma i primi imperi. Velocemente, grazie a tre grandi famiglie (gli Ume, i Take e i Matsu), la luna diventa un pianeta "puro", che governa la Terra, definita come pianeta impuro. E' proprio sulla luna che inizia la storia: una piccola principessa, proprio il giorno di passaggio all'età adulta, viene spedita per essere salvata da un colpo di stato alla madre, la regina, sulla Terra. La piccola Kaguya, dapprima capricciosa e viziata, con calma conoscerà se stessa, ciò che significa essere la principessa della Luna, e soprattutto cosa significa vivere una vita di stenti per raggiungere un lontano obbiettivo. Si impegnerà quindi a superare le difficoltà e le intemperie della vita, e si impegnerà inoltre a tornare insieme ai suoi nuovi amici della Terra sulla Luna, per far ritornare la situazione alla normalità. Nonostante però un plot non proprio originale, questo manga si fa spazio come puro titolo di nicchia, risultando altalenante in parecchi punti. Ciò che salva la produzione è però la forza di carattere dei personaggi, e soprattutto il loro carisma. Fin da subito, infatti, verremo profondamente colpiti dall'aspetto bambinesco di Kaguya, che crescerà a vista d'occhio fino al climax della serie, veramente ben riuscito. Peccato però che questa particolare cura non sia presente negli altri personaggi, che risultano un tantino più piatti rispetto alla protagonista.

Lato Tecnico
Dal punto di vista grafico, si nota pesantemente uno stile tipicamente orientale, che offre a Kaguya e sua madre un incredibile fascino. Ciò purtroppo non è presente negli altri personaggi, soprattutto maschili, che risultano piuttosto anonimi e "naruteggianti", se capite cosa intendo. Ottima e particolare è inoltre la cura dei fondali, veramente molto ispirati e in tema con i personaggi. Ultimo, ma non per importanza, è lo strano uso di retini e il tratto del disegno. Cominciando dai retini, non se ne usano troppi, a parte nei momenti più concitati in cui sono usati con cura e dovizia. Il tratto, invece, rimane piuttosto grossolano fino all'ultimo Tankobon, in cui assume un cambiamento radicale, diventando più sottile e dimostrando i personaggi in una atmosfera più adulta. E' ben gradito, infatti, il cambio di grafica dell'ultimo Tankobon, che ha migliorato l'esperienza visiva.

Commento finale
Gekka Bijin, nonostante abbia una trama poco ispirata, che va però crescendo nel tempo, si presenta come un manga piacevole e simpatico da leggere, soprattutto grazie alla quantità e alla grandezza ridotta dei Tankobon (ad esclusione dell'ultimo). Lo consiglio? perchè no, dai, è piacevole e lo consiglio a chiunque sia piaciuto Blue Exorcist / Ao No Exorcist.
Localizzazione in italiano: non male, le battute sono comprensibili, nonostante qualche non intenzionale errore grammaticale. Media.
Voto finale: 8

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